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Museo Diocesano

Il Museo Diocesano di Napoli, che comincia a vivere nella chiesa di Santa Maria di Donnaregina Nuova, giunge a coronamento di un sogno antico e di un progetto lungamente meditato.

La prima volta che a Napoli si è cominciato a parlare di un museo dell'Arcidiocesi fu sul finire dell'Ottocento, all'indomani dell'unità d'Italia, mentre parti importanti del centro storico della città erano interessate dal “risanamento” urbanistico dei quartieri bassi, realizzato attraverso lo “sventramento” di zone igienicamente malsane, dove numerosi erano gli edifici di culto. Il dotto canonico Gennaro Aspreno Galante, infatti, mentre si demolivano chiese, monasteri e conventi, si fece promotore di svariate iniziative miranti alla conservazione delle memorie ecclesiastiche sia dei quartieri in via di risistemazione urbanistica sia delle catacombe napoletane, che egli contemporaneamente indagava e faceva conoscere.
In tempi più recenti, nel clima del rinnovamento promosso dal Concilio Vaticano II, il progetto di un museo diocesano è sembrato più vicino e anche meglio identificabile, non solo come contenitore di memorie, ma anche come strumento di comunicazione di vita ecclesiale.
È stato scelto il luogo in cui collocare le opere, ossia la chiesa ex monastica di Santa Maria di Donnaregina Nuova, di fronte al Palazzo Arcivescovile. Si è provveduto degnamente al restauro architettonico dell'edificio con l'aiuto della Soprintendenza ai beni architettonici. Sono state individuate le opere d'arte da esporre, poi opportunamente restaurate con la collaborazione della Soprintendenza ai beni artistici e storici.
È stato studiato, infine, un modello di gestione del museo, pensato come motore per la promozione di attività culturali sul territorio, oltre che come strumento di comunicazione pastorale del messaggio cristiano.

 

Sala Navata:580 pax a platea – 350 cena di gala

Sala “Solimena”:140 pax