
Certificazioni
La politica della qualità della Sire è stata elaborata in coerenza con gli orientamenti delineati dalla norma internazionale ISO 9000:2000 Vision (Sistemi di gestione per la qualità), il cui obiettivo è delineare i canoni di riferimento atti a garantire il costante miglioramento della qualità del servizio in accordo alle esigenze del cliente. L’aver adottato questa norma e soprattutto l’esser riusciti ad interpretare il senso profondo di un documento redatto in virtù del cliente finale, ha permesso alla Sire di ottenere una certificazione di alto prestigio, una garanzia per i clienti ed un ottimo viatico per il futuro.
La crescente attenzione verso il cliente e la sua soddisfazione ha trovato, quindi, nella norma ISO un avallo ufficiale; per la nostra azienda, soddisfare queste aspettative è solo il passaggio finale di un lavoro che inizia con l’individuazione di quei ‘fattori’ che condizionano la visione, l’idea, che il cliente si è creato dell’azienda. Fattori che determinano l’atteggiamento presente e l’affiliazione prospettica che egli ha nei nostri riguardi. Per ottenere l’indispensabile vantaggio competitivo occorre quindi effettuare una corretta analisi fattoriale che permetta di anticipare la stima dei punti di rischio come:
- cibo: presentazione, qualità, quantità;
- assistenza pre/post servizio;
- informazioni dettagliate e puntuali;
- organizzazione dell’evento;
- ricostruzione dell’atmosfera ideale;
- ambienti confortevoli;
- pulizia ed igiene del servizio.
Il rispetto delle regole incluse nel dettame internazionale ha permesso alla nostra azienda di governare tutti gli steps che caratterizzano il processo di lavoro, al fine di conseguire i seguenti obiettivi:
- primeggiare in termini di efficacia nell’erogazione dei servizi
- ottimizzare il rapporto costi/benefici
- annullare spese e rischi della non qualità
- ridurre i gap nella gestione del rapporto cliente/azienda
- migliorare l’informazione interna e la comunicazione verso l’esterno
- motivare ed incentivare il personale
Inoltre, la Sire ha promosso un Sistema di Gestione Integrata Qualità-Ambiente-Sicurezza, per coniugare contestualmente le imprescindibili esigenze eco-compatibili con i dettami tecnico-normativi ed i principi etici che si è imposta. L’assunzione delle norme ISO ci ha indicato la strada da percorrere per tenere sotto controllo e migliorare le prestazioni del sistema aziendale negli aspetti riguardanti la tutela delle risorse ambientali ma anche le regole da osservare per garantire sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro
Con il protocollo n. 12 dell' 11 gennaio del 2007, la Direzione Generale ha approvato il Piano di settore per la Qualità relativo al biennio 2007-2008. Il Piano, che ha durata pluriennale, delinea ed elabora le attività ed i relativi costi annessi al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Un documento che attesta il continuo e coerente impegno della Sire nell’effettuare il passaggio da una qualità documentata e certificata, ad una qualità diffusa e condivisa.
La sicurezza e la certificazione di qualità degli alimenti rappresentano da sempre argomenti di grande interesse sia per le industrie alimentari che per il consumatore. In particolare quest’ultimo ha, di recente, sensibilmente sviluppato l’esigenza di pretendere validazioni sulla qualità e sulla sicurezza degli alimenti, per essere tutelato e per poter utilizzare senza correre rischi le risorse alimentari disponibili.
A partire dagli anni ’80, il progressivo sviluppo della biologia molecolare ha permesso di approntare numerosi protocolli per la manipolazione genetica sia di piante che di animali.
Ma risale al 1992 la comparsa del primo prodotto transgenico immesso sul mercato: da allora i prodotti manipolati ed utilizzati per la produzione alimentare sono aumentati nonostante i giudizi contrastanti che dividono l’opinione pubblica.
Il dibattito vede ancora oggi fortemente impegnati coloro che giudicano rischioso, sia per l’uomo che per l’ambiente, l’introduzione di piante geneticamente modificate e coloro che vedono nelle biotecnologie uno strumento caratterizzato da elevati standard di sicurezza e fondamentale per il miglioramento della produzione alimentare mondiale.
In un contesto così incerto, nessun aiuto viene dalle nazioni impegnate nella corsa alle biotecnologie, in quanto mancano quadri normativi chiari che prevedano, tra l’altro ed a titolo d’esempio, l’etichettatura obbligatoria del prodotto frutto delle biotecnologie. Risultato: il consumatore, nonostante la diffidenza generale, spesso non ha neppure la possibilità di scegliere se acquistare o meno cibi derivanti o contenenti prodotti transgenici
La preoccupazione maggiore suscitata dai cibi transgenici riguarda la loro sicurezza per la salute del consumatore oltre che la loro effettiva equivalenza con i prodotti tradizionali in commercio.
Questa preoccupazione è avvalorata dal troppo breve tempo di sperimentazione realizzata: dovrebbero esser condotti test più severi che includano anche analisi biologiche, tossicologiche ed immunologiche oltre a quelle chimiche sinora condotte. In generale, l’elemento che viene trascurato in partenza riguarda la possibilità che quei pezzi di DNA aggiunto, provenienti da specie molto diverse e spesso da organismi mai impiegati nell’alimentazione, possano “esprimere” proteine che potrebbero far insorgere reazioni allergiche nei consumatori. Si è, inoltre, accennato alla diffusione di geni di resistenza agli antibiotici (per lo più penicillina), che sono in fase di dismissione ma la cui completa eliminazione richiederà un po’ di tempo.
L’esperienza scientifica nel campo della tossicologia dimostra, del resto, che anche la sperimentazione più seria può non essere efficace nel rivelare la presenza di sostanze nocive che non ci si aspetta di trovare.
Date queste premesse, cosa può fare la Sire per fornire ai suoi clienti tutte le garanzie del caso?
In primis, per noi esiste possibilità di fornire garanzie ai consumatori attraverso preventivo controllo di filiera, caratterizzato dalla tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera produttiva, fino all’analisi del preparato finale come viene offerto ai nostri clienti.
Le informazioni principali che richiediamo ai fornitori mirano, quindi, alla trasparenza: del luogo di coltivazione e/o allevamento, delle tecniche e dei sistemi di produzione, del luogo di confezionamento, delle caratteristiche nutrizionali.
La nostra Divisione Ristorazione Biologica, ad esempio, tratta esclusivamente alimenti (siano essi prodotti da consumo fresco o preparati come oli, vini, conserve, paste) il cui processo produttivo è controllato in ogni fase da uno dei 9 Organismi di Controllo giudicati idonei dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali. Il prodotto ottenuto nel rispetto delle norme è, dunque, certificato e viene contraddistinto da una specifica etichetta, sottoposta al costante vaglio del nostro reparto. Gli elementi che devono necessariamente comparire nell’etichetta di un prodotto biologico sono:
- la dicitura: << Agricoltura biologica regime di controllo CEE >> se il prodotto deriva da materia prima proveniente da aziende che abbiano terminato il periodo di conversione;
- la dicitura: << Prodotto da agricoltura biologica in conversione >> se il prodotto deriva da materia prima proveniente da aziende che non hanno ancora terminato il periodo di conversione;
- nome, marchio e codice dell’Organismo di Controllo;
- estremi dell’autorizzazione ministeriale;
- codice dell’azienda produttrice:
- codice del lotto di etichette
I terreni devono essere nettamente separati dagli appezzamenti con produzione non biologica. E’ proibito ogni concime chimico e la fertilità del suolo va mantenuta attraverso rotazioni agrarie, l’uso di concime animale ed altro materiale organico consentito.
E’ inoltre proibito l’utilizzo di ogni antiparassitario chimico e le malattie delle piante e gli insetti dannosi si combattono con metodi naturali. Nella trasformazione di questi prodotti non sono consentite sostanze conservanti e coloranti, come i vari nitriti e nitrati, acido benzoico e benzoati e tanti altri che troviamo normalmente nei cibi che mangiamo.
Per impedire la contaminazione dei cibi durante il confezionamento, il trasporto e la vendita devono essere adottate quelle procedure particolari sottoposte all’esame degli Organismi di Controllo.
Tuttavia, le manipolazioni che molti prodotti subiscono nel corso della catena alimentare hanno spinto la Commissione delle Comunità Europee a procedere alla pubblicazione di un ‘Libro Bianco’ allo scopo di garantire un alto livello di sicurezza per i prodotti alimentari.
In esso, inoltre, si auspica l’istituzione di un’apposita Autorità Europea Indipendente, il cui compito è di vigilare sull’operatività dei sistemi di allarme, di vagliare i suggerimenti scientifici su tutti gli aspetti relativi alla sicurezza dei cibi, di instaurare un feedback continuo con i consumatori.
Anche sulla questione degli organismi geneticamente modificati la normativa comunitaria si ispira a questo quadro di tutela e di informazione del consumatore.
I due ultimi Regolamenti, n. 49/2000 e n.50/2000, confermano la tendenza a pretendere l’etichettatura dei prodotti alimentari derivati da organismi geneticamente modificati.
Abbiamo già menzionato la querelle in atto in tema di etichettatura. In attesa di precise norme cui far riferimento, la Sire sta contribuendo alla campagna di ostacolo alla diffusione degli OGM attraverso l’attuazione di Sistema di Autocontrollo sull’utilizzo di materie prime che non hanno subito mutazioni genetiche. Si tratta di una normazione volontaria non coercitiva, ma un obbligo che la nostra azienda ha inteso ottemperare nel rispetto dei suoi clienti.
Il passaggio da un comportamento passivo – indirizzato al mero rispetto della legislazione – ad un atteggiamento proattivo, orientato alla ricerca di accordi volontari con le altre imprese referenti, hanno spinto la Sire verso l’attuazione di sistemi di gestione ambientale conformi alla norma ISO 14001.
L’adesione è finalizzata a garantire la capacità della nostra organizzazione di gestire i processi nella salvaguardia dell’ambiente, non solo rispettando le norme di legge vigenti in materia, ma dotandosi di una vera e propria politica ambientale
- che definisca gli obiettivi di qualità ambientali;
- che predisponga ed implementi gli elementi - intesi come processi - e le risorse necessarie per attuare tale politica e conseguire gli obiettivi correlati;
- che ci veda impegnati a migliorare continuamente le nostre prestazioni nei riguardi dell’ambiente.
Gli obiettivi specifici di tale certificazione possono essere così riassunti:
- aumentare la propria competitività ottimizzando l’utilizzo delle risorse in ingresso (materie prime) e la produzione/smaltimento di rifiuti ed emissioni;
- avere la garanzia del rispetto della legislazione ambientale vigente e soprattutto di un controllo puntuale del proliferare di nuove norme cogenti anche a livello locale;
- prevenire la possibilità d’incidenti ambientali nell’organizzazione produttiva e dei conseguenti danni economici o d’immagine;
- migliorare la propria immagine sia presso i propri clienti/consumatori che presso la popolazione locale dando risposta alla crescente domanda di attenzione e sensibilità nei confronti dell’ambiente e migliorando così la propria quota di mercato (anche perché la tendenza attuale è sempre più quella di richiedere la certificazione ISO come requisito sia per la partecipazione a gare che per forniture ad aziende).
La maggior parte delle imprese che hanno deciso di adottare un sistema di gestione ambientale e di chiederne certificazione sono, ancora oggi, quasi esclusivamente grandi aziende.
Risposte meno entusiastiche sono giunte sinora dalle PMI, che lamentano le difficoltà nell’adozione del sistema di gestione ambientale, nonché l’onerosità dei costi che comporta il ricorso ad una consulenza esterna.
Tuttavia, essendo la nostra azienda proiettata in un’ottica di medio/lungo periodo, non potevamo tralasciare i risultati che in questa prospettiva la certificazione ci avrebbe fornito. E’ stato per noi una forma di investimento che ci ha pagati non solo in termini di ritorno d’immagine, ma anche in termini di razionalizzazione della gestione interna dei processi produttivi, con conseguente abbattimento dei costi e riduzione dei rischi di danno ambientale.
Nel panorama delle norme per la definizione e gestione degli aspetti ambientali delle attività imprenditoriali, accanto agli standard ISO si colloca il regolamento EMAS.
Si tratta, anche in questo caso, dell’adesione volontaria delle aziende ‘industriali’ ad un sistema comunitario di audit ambientale ed implica una corretta definizione dell’entità di rischio – inteso come probabilità di danno alla salute umana, alle risorse viventi, agli ecosistemi ed anche ai beni culturali e manufatti.
L’adesione all’EMAS ed il superamento delle prove di validazione è uno dei prossimi obiettivi della Sire ed un ulteriore passo che questa impresa vuole compiere per sostenere le politiche di salvaguardia ambientale.
Una politica ambientale efficace, attuata mediante l’adozione di sistemi di gestione che comportano interventi sulla struttura organizzativa, sulle responsabilità, sulle procedure, sui procedimenti e le risorse messi in atto per la conduzione aziendale che si ispirino la filosofia del miglioramento continuo delle prestazioni. A rendere ulteriormente tangibile la compatibilità ambientale della Sire, la nostra azienda ha in progetto di realizzare annualmente report di comunicazione ambientale: un’attività che consiste non solo nel rispondere a richieste di informazioni specifiche, ma anche in un atteggiamento che prevede la definizione di una strategia di comunicazione attraverso la quale l’azienda descrive la propria performance ambientale.
Le informazioni che prevediamo fornire saranno di tipo qualitativo e quantitativo.
Più in dettaglio, tra le informazioni di tipo qualitativo generalmente potremmo trovare: un’appropriata descrizione dell’impresa e delle sue attività, la politica ambientale, una definizione delle caratteristiche formali ed operative del sistema di gestione ambientale, una descrizione del sistema di gestione dei rischi e delle emergenze, una spiegazione di metodi e procedure in uso per rispettare i limiti di legge, cenni a specifiche politiche di prodotto (talvolta fornendo risultati di analisi del ciclo di vita dei prodotti stessi).
Le informazioni quantitative, invece, saranno relative al consumo di risorse (acqua, energia, materie prime), alle emissioni in atmosfera, agli scarichi in acqua, al rumore, ai rifiuti prodotti, alle spese ed ai costi ambientali sostenuti dall’impresa. In conclusione, proveremo a fare del nostro rapporto ambientale uno strumento che fornisca un effettivo valore aggiunto, un documento formativo oltre che informativo

