
La Qualitą
Viviamo negli anni della globalizzazione, della competitività, della complessità e dell’innovazione. Globalizzazione non significa solo nuove opportunità, nuove regole, nuovi clienti, ma anche dover competere con un numero potenzialmente infinito di concorrenti. La ricerca di vantaggi competitivi si sposta sempre più decisamente, in tutti i settori, sulla Qualità del prodotto e del servizio offerto. Parole d’ordine sono ‘efficienza’, ‘efficacia’, ma anche ‘elasticità’, nel senso che è necessario sapersi adattare velocemente al mutamento tumultuoso degli scenari ed alla turbolenza dei mercati.
La risposta alla sfida della globalizzazione è nella Cultura della Qualità, che vuol dire cultura della professionalità, cultura del risultato, dell’impegno, dell’iniziativa personale, del miglioramento continuo, dell’unione tra persona e comunità, tra valorizzazione dei talenti personali, tra adesione a regole globali e standardizzatrici e rispetto per l’individualità della persona.
La cultura della qualità evoca un progetto globale di razionalizzazione umanistica, che sollecita in tutti i soggetti coinvolti nei processi produttivi, nel sistema delle imprese – ma anche nelle infrastrutture – adeguata preparazione, teorica e pratica, ma anche la volontà e la determinazione necessarie e la necessaria convergente cooperazione per l’ottimizzazione culturale dei prodotti, dei processi e dei servizi.
Optare per strategie etiche consone al conseguimento congiunto di siffatti obiettivi sociali non significa, tuttavia, per la Sire spogliare l’impresa del motivo del profitto, annullandone il carattere imprenditoriale. Siamo tuttavia consapevoli che la razionalità economica della massimizzazione del profitto è una razionalità parziale e che la sua legittima autonomia è solo relativa. Non ci si può non interrogare sulla qualità o validità dei fini perseguiti.
L’aver adottato una politica della Qualità è dunque, per la Sire, una conditio sine qua non per il raggiungimento dell’obiettivo principe dell’ideologia aziendale: la customer satisfaction.
A tal fine, il nostro impegno è quello di fornire sempre prodotti e servizi che incontrino le necessità e le aspettative del cliente, interpretando con stile mode e tendenze del mercato alimentare e della gastronomia italiana ed internazionale, sollecitando di continuo il nostro staff a rendersi esegeti della costante evoluzione del senso del gusto.
Qualità, Sistema Qualità, Qualità totale, Certificazione di Qualità: sembrano solo termini da manuale, mentre per noi hanno lo scopo di fornire argomentazioni convincenti su quanta e quale sia l’importanza di “fare qualità” in azienda e di trasmettere una serie di istruzioni per l’uso su come implementarne la gestione. Per noi della Sire, la “qualità” è un sistema che ci appare dato come un dogma manageriale.
I criteri di scelta delle strategie per la qualità
Le strategie utilizzate dalle aziende alimentari per garantire alcune caratteristiche dei prodotti offerti sono molto differenti. Uno dei principi che guida queste scelte è la soddisfazione dei propri clienti, in questo caso i consumatori. I fattori considerarti più convenienti per vincere la competizione nei mercati sono diversi e Sire Ricevimenti è pienamente orientata verso buona parte di essi.
Se ne evidenziano alcuni:
- il rapporto qualità/prezzo (es. rispetto alla concorrenza)
- le caratteristiche organolettiche
- le modalità di presentazione e pubblicità
- le garanzie sulla provenienza, da una determinata regione, delle materie prime;
- le garanzie sulla provenienza, da una determinata regione delle aziende di lavorazione o trasformazione;
- le garanzie sull’applicazione di una specifica metodologia di produzione o di lavorazione (es. prodotti biologici);
- l’assenza di prodotti, o materie prime, particolari considerati “non desiderati” da alcuni consumatori per diversi motivi: etici o religiosi (es. l’assenza di derivati animali); di salute (es. assenza di glutine per i celiaci, o di alcuni zuccheri per i diabetici);culturali o di tradizione (es. formaggi prodotti esclusivamente con latte di pecora o di capra);
- le garanzie sull’assenza od il controllo di determinate cause di rischi per la salute umana quali: non uso di pesticidi (agricoltura biologica); non uso di derivati potenzialmente pericolosi (es. farine animali per produrre mangimi); non uso di alcune sostanze chimiche quali coloranti, conservanti, ormoni o antibiotici;
- il rispetto della tutela dell’ambiente;
- il rispetto di regole che assicurino la tutela della sicurezza sociale quali: il non sfruttare il lavoro minorile; l’assicurare delle paghe minime; il rispettare determinati orari di lavoro;
- il favorire la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro;
- la creazione di un modello sociale da imitare;
- la creazione di marchi di “qualità” generici (es. ISO 9000) che si fondano su strategie di gestione di alcune fasi del processo di lavorazione;
- l’assicurare la presenza di un determinato prodotto ed una particolare marca con modalità ben precise (es. importando i prodotti fuori stagione in modo da essere presenti sugli scaffali 12 mesi all’anno);
- le garanzie sulla presenza di controlli effettuati da un organismo pubblico specificatamente autorizzato;
- l’applicazione di norme igieniche più restrittive rispetto a quelle obbligatorie;
- il non uso di derivati da organismi geneticamente modificati.
Verso una definizione di qualità aziendale
Ma chi o cosa fa la qualità in azienda? Le persone, gli strumenti, i materiali, i flussi produttivi, gli interventi formativi, sono tutti elementi che rinegoziano, nella pratica lavorativa, il significato di un sistema che ci siamo imposti e che costantemente reinterpretiamo, trasformandolo e traducendolo in azioni e pensieri che sono essi stessi parte del fare qualità.
La sfida che la Sire si impone quotidianamente è proprio quella di assemblare questo insieme eterogeneo di elementi, umani e non, interagenti fra loro e con l’ambiente esterno, dando vita ad un tessuti perfetto, dalle cuciture invisibili. Lungi dall’essere, quindi, prerogativa d’interesse esclusivo del management, il sistema qualità da noi adottato è trasferito e interpretato nella pratica quotidiana con gradi diversi di coinvolgimento.
Anche la tutela dell’ambiente fa parte, in qualche modo, della qualità del servizio reso all’utenza. Le nostre strategie imprenditoriali non possono mostrarsi miopi rispetto queste problematiche, anche perché la regolazione del settore in cui operiamo impone obblighi specifici a quelle imprese che introducono solo surrettiziamente la tutela dell’ambiente tra gli obiettivi perseguiti.
Questo è l’unico modo per affrontare, cogliendola come opportunità, la sfida della globalizzazione che significa anche capacità di coniugare Qualità ed Eco-efficienza, implementando una gestione complessiva orientata a produrre di più con minore impiego di energia, un adeguato sfruttamento delle materie prime, con riduzione degli sprechi, con l’abbattimento delle sostanze inquinanti, con maggiore riciclo e riutilizzo dei materiali, garantendo maggiore ‘sicurezza’.
Il tema della Qualità assume una valenza che supera le tradizionali definizioni e coinvolge molteplici settori disciplinari. Finora per misurare la qualità si è fatto uso della matematica. Dovremo abituarci ad usare anche la retorica, la semeiotica, l’estetica, discipline di un altro ordine non meno rigoroso ma diverso. La sovrana distinzione tra soggettivo ed oggettivo perde efficacia nel nostro contesto. La Qualità Totale della nostra epoca non è più un problema tecnico: diventa un problema di linguaggi, di ideologie, di transazioni immateriali. In questa nuova moderna accezione, la Qualità totale non può che essere l’insieme dei punti di vista, ciascuno dei quali interagisce con gli altri senza dominare: estetica, pratiche della comunicazione e strategie del simbolico, tecnologia, ricerca scientifica, etica, teorie e pratiche dell’organizzazione.
Si è andata affermando, in sostanza, una graduale integrazione tra il controllo quantitativo della qualità, ed il controllo qualitativo della qualità con l’esplicazione di aspetti quali l’empatia, la soddisfazione, la performance, la percezione soggettiva, l’etica, l’estetica, il design.
Le esigenze di qualità in campo alimentare rientrano, anche e soprattutto, nella categoria dei bisogni primari e sono altresì contraddistinte da una forte valenza sociale. Come tali, sono tutelate, in prima istanza, da apposita legislazione nazionale e/o sovra nazionale.
Come per altre tipologie di bisogni, tuttavia, gli approcci volontari alla qualità – sia di “sistema”, sia di “prodotto” – fra loro complementari e sinergici, basati su scelte consapevoli ed impegnative degli operatori interessati, rappresentano strumenti, non solo propedeutici al rispetto delle leggi (azione di per sé reattiva), ma pro-attivi e di miglioramento.
L’approccio di sistema è di tipo”indiretto”, in quanto non fa specifico riferimento a specifici requisiti di prodotto, ma assicura la capacità di un’organizzazione di strutturarsi e gestire le proprie risorse e i propri processi produttivi in modo tale da identificare e soddisfare i bisogni dei clienti o delle parti interessate in genere.
L’approccio di prodotto è di tipo “diretto” poiché inteso ad accertare la conformità dei prodotti a determinati requisiti che ne caratterizzano “direttamente la capacità di soddisfare i bisogni.
L’approccio di processo - tipico del settore in oggetto – è basato sulla valutazione della capacità dei processi produttivi di fornire prodotti conformi ai requisiti applicabili e, come tale, rappresenta una via di mezzo tra i due approcci precedenti.